Interviste

Intervista a Dario Valle

Chi c’è dietro l’artista
Continua la mia serie di interviste con artisti che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e che ritengo abbiano qualcosa da dire con la loro musica.

Oggi conosciamo DARIO VALLE in questa breve intervista:

1) In quale modo ti sei avvicinato alla musica; come è nata la tua passione?

Il primo strumento che ho cominciato a suonare è stato il flauto dolce, quasi per gioco, in un centro estivo con la scuola all’età di 6 anni. Lo suonavo con le 2 mani invertite (dx in alto e sx in basso) ed è stato un bel problema raddrizzare la postura.
Quando non c’era lo spartito s’improvvisava ad orecchio (cercavo di suonare ascoltando la radio) e il più delle volte capire le tonalità senza aver fatto degli studi approfonditi era un bel dilemma. Tutto più facile quando ho cominciato con la chitarra, in prima superiore, capire gli accordi e i “giri armonici” è stato semplice e il mio orecchio mi ha sempre aiutato a “sentire” la musica. La passione vera e propria è nata con il primo ascolto di una cassettina che avevano i miei genitori ma che non ascoltavano da chissà quanto tempo: HARVEST MOON di Neil Young. armonica, chitarra acustica e una voce senza pari in quanto a particolarità hanno risvegliato il mio animo folk, è stato un treno!

2)E’ stato facile seguire questa passione per te, o hai avuto difficoltà? Se si quali?

E’ stato molto difficile in quanto nonostante impiegassi tutte le mie energie e tempo suonando avevo delle restrizioni a casa e non potevo provare, esercitarmi, lasciarmi andare ed essere tranquillo in casa suonando. Un giorno ricordo mia madre ha gettato il flauto in mezzo ad un campo strappandomelo di bocca proprio perchè stanca del fatto ch’io suonassi. in terza media, tempo di scelte per la scuola superiore, non mi è stato permesso di affrontare gli studi in conservatorio e da parte dei miei genitori non sono mai stato supportato: ogni singolo strumento, muta di corde, spartito, accessorio è stato acquistato con i risparmi e i piccoli concerti che avevo cominciato a fare a 16 anni.

3) qual è il tuo successo più grande? E quello che più ti ha fatto felice?

il mio successo più grande è stato riuscire a suonare pezzi miei, proponendomi anche da solo come onemanband e riscuotendo consensi ed apprezzamenti. sembra una stupidata ma suonare per strada da soli è un’importante prova di passione e coraggio che tutti dovrebbero fare. riuscire a captare l’attenzione dei passanti, che non sono venuti a sentirti appositamente, è un gran successo.
Ciò che mi ha reso più felice, e per me un traguardo importante, sono stati i complimenti di Federico Pelle, grande persona e immensa sensibilità di un uomo che lavora con l’onda sonora e non solo con l’orecchio ma anche con il cuore e la testa, per indirizzare i musicisti verso un business per nulla semplice.

4) Hai collaborato con altri artisti di successo ? collaborazioni importanti ?

ho avuto l’opportunità di suonare con John Bellavia per circa un anno e mezzo, sensibilità e tecnica e superlativo gusto nell’arrangiare brani per nulla semplici. Massimo Varini l’ho conosciuto di persona a Sarzana all’acoustic guitar meeting e suonando alcuni miei pezzi con la sua Martin ho avuto la conferma di aver creato qualcosa di piacevole e nuovo. tra gli altri posso dire d’aver suonato con Roberto Dalla Vecchia, Massimo Tuzza e una collaborazione con Ramòn Rodriguez per un pezzo scritto per i malati di fibrosi cistica (Vita Pugna).

5) Nel corso della tua carriera nel mondo della musica, hai capito cosa piace alla gente o capirlo è come la ricerca del sacro Graal?

qual che piace alle gente non è sempre quello che piace a noi: se rimaniamo chiusi nella nostra musica, nella nostra sala prove e continuiamo a rimuginare su una canzone o una musica è la fine. talvolta è l’istinto e l’immediatezza a costruire un brano di successo o un pezzo che funziona. ciò che piace alla gente è come un film: un buon. ritmo, dinamica e l’elemento del volo. la circolarità è fondamentale.

6) Cosa pensi del panorama musicale di oggi?

a mio modesto parere è pieno di ottimi esecutori, ottimi interpreti e pochi musicisti e ancor meno autori. le cover band sono sempre tante ma purtroppo non è colpa della band ma del mercato. ad una sagra non suoni se non fai tributo a Vasco, Nomadi o Ligabue e questo penalizza le band emergenti. per chi crea musica originale come me, farsi conoscere attraverso i normali canali non funziona. non ci sono contest o per lo meno non sono pubblicizzati e anche se si vincono la visibilità è comunque poca o nulla (esperienza personale).
La musica sembra aver subito un appiattimento globale: dagli Stati Uniti all’Europa, dall’Africa all’Asia si suona e si ascolta la stessa musica. il bello della musica popolare è che si differenzia da paese a paese e rende ogni popolo, ogni cultura, particolare per lingua, strumentazione, ritmo e armonia. sono fiducioso e spero si riproporrà una specie di folk revival com’è stato negli anni ’70.

7) La musica per te cosa significa?

La musica è “Il Linguaggio” per eccellenza: si riescono a comunicare emozioni e sentimenti senza pronunciare una parola, per me è una sorta di diario con il quale mi apro e mi ascolto. quando sto bene suono, quando sto male suono, è una medicina che ti apre il cuore e ti rilassa la mente.

Qui si puo’ ascoltare “Vita Pugna” : https://soundcloud.com/dario-valle/vita-pugna

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"Se dai un pesce a un uomo, egli si ciberà una volta sola. Ma se tu gli insegni a pescare, egli si nutrirà per tutta la vita.”