Interviste

Intervista ad Andrea Balasso

Bassista e compositore
Musicista ed amico, oggi vi voglio presentare Andrea Balasso in questa mini intervista dove possiamo conoscere chi sta dietro al Bassista e compositore vicentino.

1) In quale modo ti sei avvicinato alla musica; come è nata la tua passione?

Mi sono avvicinato alla musica intorno ai 13-14 anni, quando iniziai ad inventarmi alcuni accordi su una chitarra classica che girava per casa (unica testimonianza di un fallimentare e frustrante corso di musica frequentato a 10 anni e completamente rimosso dalla memoria)… A 15 anni, in piena epoca Duran Duran, folgorato dai suoni di Nick Rhodes, presi tutti i miei risparmi e acquistai una tastiera simil-organetto Bontempi (mi sembra fosse una Casio) che mai studiai ma che strimpellavo per ore (aveva 5 ritmi di batteria, 5 suoni e l’arpeggiatore… mi pare avesse anche la calcolatrice incorporata… tecnologia nipponica d’avanguardia!!!). La svolta arrivò intorno ai 16 anni, quando alcuni amici (tutti musicanti last-minute) imbastirono un complessino e mi chiamarono: io speravo che servisse un tastierista o un chitarrista, ma mi dissero che avevano bisogno di un bassista. “Che roba è?” chiesi io? “Quello che suona il basso”! “Ah, e che cos’è il basso?” chiesi io. La mattina seguente uscii dal negozio di strumenti con un Tamaki simil-precision (la custodia rigida era costata più del basso) e un ampli da 20 watt, e il pomeriggio ero già in oratorio a provare. Ricordo bene che suonammo i primi 3 accordi di “So far away” (Dire Straits) per tutto il pomeriggio, ognuno con il suo timing… e ognuno col suo “sound”!! Erano tempi di grande fermento… e di grande coraggio: il primo concerto lo feci ad una festa di carnevale all’aperto, con i bambini che mangiavano crostoli a meno 10° e io che rischiavo di perdere le dita per assideramento! All’epoca avevo una passione viscerale per gli Eagles, e, dopo pochi giorni che maneggiavo il basso, anche se ero sprovvisto di tecnica mi resi conto di avere un buon orecchio, il ché mi permetteva di affrontare qualsiasi pezzo! Ero supergasato, anche perché ancora non conoscevo molti generi musicali, ed ero convinto di riuscire a suonare quello che volevo… pensavo: “se riesco a fare Hotel California riesco a fare tutto”!!! Beata gioventù!!!!! Poi però arrivarono a rotta di collo Mark King e Jaco Pastorius… e furono dolori!!!!!!

2)E’ stato facile seguire questa passione per te, o hai avuto difficoltà? Se si quali?

E’ stato tutto molto spontaneo! Quando iniziai a suonare arrivavo da un periodo di intenso interesse per il basket: mi allenavo 2-3 volte a settimana e giocavo nel weekend, avevo fatto anche il corso di allenatore e di arbitro, quindi avevo la settimana tutta bella occupata… ma quando presi in mano il basso mi resi conto che suonare mi gratificava più di ogni altra cosa, anche se non ero ancora capace: lasciai lo sport senza pensarci un minuto in quanto gli allenamenti coincidevano con le prove della band!!! Mai mi passò per la testa che lo strumento andava studiato, e mai pensai di andare a lezione da qualcuno (cosa che invece sarebbe stata utile): accendevo il giradischi, mettevo un disco (Eagles, Beatles, Rolling Stones, Dire Straits) e ci suonavo dietro, facendolo andare sia a 33 che a 45 giri (per allenarmi sulla velocità e su tonalità diverse dalle originali). Suonavo come mi veniva spontaneo!! Tutto sommato riuscivo a conciliare la musica con lo studio (all’epoca frequentavo il quarto anno delle scuole superiori), e, nonostante la grande passione, escludevo mentalmente di “cambiare rotta” e di iscrivermi al conservatorio: forse non avevo abbastanza coraggio per cambiare ciò che mi ero tracciato nella mente: superiori, università, lavoro… e forse chi mi circondava preferiva che mi tenessi ancorato a tali obiettivi. Nel frattempo è passata molta acqua sotto i ponti: ho suonato con molte formazioni, molti generi diversi, e, pur da autodidatta, mi sono organizzato per cercare di studiare e approfondire quegli argomenti tecnici e teorici che ritenevo importanti. All’epoca (primi anni ‘90) non esisteva internet, e anche i metodi didattici erano pochi… Ho divorato le videocassette con i metodi di Jaco Pastorius (“Modern electric bass”) e di John Patitucci, nonché un interessante video del chitarrista Umberto Fiorentino (“tecniche per l’improvvisazione jazzisitica”), più alcuni libri di armonia e di solfeggio. Nel frattempo registravo concerti in TV e osservavo i bassisti! Su tutti: Polo Jones (bassista di Zucchero), Faso (Elio e le Storie Tese, fondamentale per capire l’impostazione nello slap) e Guy Pratt (il mitico concerto dei Pink Floyd a Venezia)! In pratica si faceva tesoro delle poche cose a disposizione!

3) qual è il tuo successo più grande? E quello che più ti ha fatto felice?

Penso che il successo più grande, per me, sia stato il riuscire a realizzare alcuni pezzi originali, e constatare che sono stati apprezzati da alcuni musicisti di grande rilievo! Uno su tutti, il grande Christian Meyer (batterista degli Elio e le Storie Tese): l’anno scorso ebbi modo di fargli avere il mio cd; dopo qualche tempo mi scrisse dicendo che apprezzava molto le mie composizioni e il mio playing… ma dopo qualche settimana arrivò la mail che mi rese felice e che gratificò molti miei sforzi: mi chiese se potevo spedirgli il mio brano “Tre volte su quattro” senza la traccia di batteria e solo con il click, affinché potesse suonarci sopra, per puro divertimento personale… ecco, magari questo non è un riconoscimento ufficiale, ma è un qualcosa che mi ha ripagato molto!!! Altra grande soddisfazione: leggere sulle pagine del “Giornale di Vicenza” una bella recensione del mio cd Music Baba (2011): fu un’autentica sorpresa, non me l’aspettavo proprio, furono gli amici ad avvisarmi telefonicamente!!

4) Hai collaborato con altri artisti di successo ? collaborazioni importanti ?

Purtroppo no: la scelta di non fare musica come attività a tempo pieno mi ha sicuramente precluso la possibilità di avere collaborazioni di rilievo: quelle volte che mi si è presentata un’occasione ghiotta sono stato costretto a “tirare indietro”, e sicuramente un artista che cerca un musicista ha bisogno di una disponibilità che non ho mai potuto garantire in modo continuativo… come si suole dire, il treno passa una volta sola, e nel mio caso è passato nel momento meno adatto dal punto di vista familiare. Ciò nonostante mi sono tolto la soddisfazione di “annusare” l’aria che tira in studio di registrazione con Paolo Belli (con il quale ho registrato alcuni brani che dovrebbero essere stati provini per il suo rilancio, nella fase intermedia tra i Ladri di Biciclette e le apparizioni televisive con Panariello); poi ho avuto modo di suonare nella band di Delia Gualtiero (cantante famosa negli anni ’80); talvolta capita di accompagnare dal vivo artisti come Vittorio Matteucci, Chiara Luppi e Marco Guerzoni; infine, per la realizzazione del mio secondo cd (ancora in lavorazione), ho avuto il piacere e l’onore di ospitare un grande chitarrista come Andrea Braido. Per il resto non ricordo niente di rilevante (mi scuso con i grandi artisti non citati per pura dimenticanza… eh eh eh).

5) Nel corso della tua carriera nel mondo della musica, hai capito cosa piace alla gente o capirlo è come la ricerca del sacro Graal?

Questo è un argomento molto “oscuro”… quelle volte che suono dal vivo un pezzo famoso, magari di moda (tipo Get Lucky dei Daft Punk) la gente applaude con maggior vigore, e questo per me è rivelatore! Quindi cosa piace alla gente? Verrebbe da dire ciò che è più in voga… o ciò che conosce meglio, o ciò che emoziona e che permette di identificarsi nei contenuti (il ché spiega il proliferare di tribute-band di Vasco Rossi)… vallo a capire!!! Ad ogni modo, chi fa musica deve rendere lieta la serata di chi ascolta, ma pure la propria, quindi è importante per me mettere la propria personalità nel suonare (sempre nel rispetto della musica)!

6) Cosa pensi del panorama musicale di oggi?

Sicuramente i tempi sono molto cambiati da qualche anno a questa parte: la crisi economica si fa sentire nei settori “non di prima necessità” come la musica, ed è molto più difficile riuscire a proporre qualcosa. E’ anche vero che il fermento è tanto, penso che ci siano molti più bravi musicisti di una volta, e molti gruppi con belle idee, ma meno possibilità di far sentire le proprie cose dal vivo (la musica non solo non è “necessaria”, ma lo stesso musicista è più screditato rispetto 20-30 anni fa)… d’altro canto, la possibilità di essere in rete permette a gruppi sconosciuti di essere ascoltati dall’altra parte del mondo, ma ce ne sono talmente tanti che emergere è davvero un’impresa in cui contano tante cose, non solo il talento. Non conosco i meccanismi del marketing musicale, ma ho l’impressione che, oggi come non mai, conti di più l’immagine che la musica; al discografico interessa di più il “personaggio” che la voce, e alla gente interessa di più la vita privata del cantante rispetto ai suoi dischi, e tutto ciò è alimentato dai media che propinano le solite trasmissioni del cavolo, in cui l’artista viene messo “a nudo”, nel bene e nel male, e in cui non emerge necessariamente il più talentuoso bensì colui che risulta essere più accattivante, oltre ovviamente ad avere le maggiori spinte dal discografico di turno. Se la musica d’oggi non fosse mossa da questi meccanismi, non si spiegherebbe la veloce scalata di un “fenomeno” come Justin Bieber, o la inspiegabile fama di un Giovanni Allevi! Se poi fai un po’ di ricerca e ti rendi conto che “il pulcino pio” è stato uno dei brani più scaricati dell’anno scorso, pensi che siamo alla frutta, che la gente si sia fumata il cervello e si beva tutte le schifezze che gli vengono propinate! Pertanto il panorama musicale “generale” di oggi non mi dice niente di buono. Poi è chiaro che sotto tutta questa polvere (per non dire di peggio) ci sono tantissime realtà interessanti, ma se non possono arrivare alle orecchie di potenziali ascoltatori non c’è prospettiva di miglioramento!

7) La musica per te cosa significa?

La musica è parte di me: è la cosa che scandisce tutti i miei ragionamenti (anche non musicali, della vita normale), è il motore che rende tutto più vivo e più bello… se non avessi la musica sicuramente sarei una persona diversa (migliore? peggiore? Boh!!). Mi ritengo un privilegiato: la musica mi fa sentire una persona speciale, anche quando la suono solo per me stesso (per la gioia dei vicini) tra le mura di casa, ed è sicuramente un ottimo antistress! La musica può fare miracoli nelle menti delle persone, e sono convinto che ci vorrebbe una buona educazione musicale fin dalle scuole dell’infanzia, sia all’ascolto che alla possibilità di esprimerla con uno strumento (magari scelto dal diretto interessato, e non necessariamente il solito flauto dolce!)! Chiaramente i bambini non devono crescere anzitempo, e hanno tutto il diritto di ascoltare e cantare “Le tagliatelle di nonna Pina”, ma l’educazione musicale non deve fermarsi alla superficie! Quando feci le scuole medie, la materia in cui andavo peggio era la musica: ero timido, e l’insegnante ci faceva cantare uno alla volta, canzoni per bambini brutte come non mai (a 12 anni amavo i Beatles, non me ne fregava niente delle canzoni per bambini, mi facevano innervosire!)… Un pessimo insegnamento può impedire il “colpo di fulmine” per la musica in potenziali musicisti!! Visti i presupposti mi ritengo molto fortunato!!!

Un sincero ringraziamento al caro amico Alberto per avermi dato la possibilità di raccontarmi un pochino!!

LINK:
http://www.andreabalasso.com/
http://www.reverbnation.com/musicbaba
http://www.youtube.com/user/AndyBalax

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"Se dai un pesce a un uomo, egli si ciberà una volta sola. Ma se tu gli insegni a pescare, egli si nutrirà per tutta la vita.”