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La crisi abbatte tutti: LOCALI LIVE

Vista dalla parte dei locali

Cominciamo questa trilogia di articoli che ci propone Angela, collaboratrice nel QuadriProject, dedicati alla difficoltà di suonare Live. Tre punti di vista per vedere lo stesso problema da angolazioni differenti. Oggi lo vediamo dalla parte dei locali che offrono musica live.

Esiste una particolare concezione secondo cui i locali che offrono solo concerti live, sono di manica corta ed anche un poco insensibili. Io per prima nutro questo preconcetto ad ogni conversazione, in ogni incontro con i musicisti che reclamano il diritto di suonare. Per una volta però, mi pongo dall’altra parte della barricata , perché voglio capire, voglio mettere un punto a questa storia, almeno nella mia testa.La realtà che conosco e che vivo ogni giorno è quella triestina e ci bazzico da anni.

Incontro Federico alle 17, nel suo circolo culturale. Sta sistemando il locale dopo una festa privata, “perché se non affitto, finisce che mi tocca chiudere”.Pare abbastanza nervoso, e dopo aver acceso l’ennesima sigaretta, si siede sul divanetto ed inizia la nostra conversazione.Volevo rubare un po’ del suo tempo perché, qualche tempo fa, sono rimasta particolarmente colpita da un suo post pubblicato su Facebook; una specie di invettiva contro alcune band, o meglio, verso certe mentalità.

Ma facciamo ordine; moltissimi gruppi indipendenti vorrebbero conquistare la fetta consistente di pubblico nel nord est ma “ se non ti conosce nessuno, se vieni da poco fuori Trieste, non puoi pretendere di chiedere un compenso che va ben al di là delle tue spese effettive“.Per molti sembra tutto dovuto. Il concetto è: se mi muovo col mio furgoncino, calcolo benzina e pedaggio per l’autostrada, tu proprietario mi devi rimborsare interamente e poi, certo, mi deve restare anche qualche spiccio in tasca. Lo stesso vale per musicisti (sempre nel panorama indie) molto più famosi, che sfruttano la storia della fama per ottenere più di quello che valgono, perché hanno un nome e da soli scelgono il loro valore, senza tenere conto che Trieste è pure piccola e la gente che bazzica per i locali non è necessariamente numerosa.

La verità è che pagare non si può. La voglia di suonare al giorno d’oggi, deve bastare. Al guadagno si pensa in seguito.Se poi un locale, ti offre la possibilità di ampliare il tuo raggio d’azione, ha davvero senso chiedere cachet da capogiro?

Il fatto non è che non voglio pagare”, continua Federico, “la verità è che non posso; ad esempio, qui durante le serate, i ragazzi che mi danno una mano sono tutti volontari”.I problemi veri, però, sono due; intanto la maggior parte dei proprietari cercano solo di lucrare e non pensano alla musica, anzi, probabilmente a chi mette su un esercizio commerciale di questo tipo la musica nemmeno piace.Secondo poi, pochi, troppo pochi, hanno il coraggio di darsi un target: “Non vogliono rischiare, perché potrebbe forse andar male e se anche io la pensassi così tanto varrebbe chiudere subito”.Ma allora la colpa di questa staticità, alla fine, di chi è? Dei locali, va bene. Ma il pubblico ha delle responsabilità?

Certo. Manca una cultura musicale vera e propria qui da noi, per cui se il gruppo che si esibisce non è famoso allora nessuno pagherà un biglietto. “Per quanto triste sia è quello che vedono tutti”; questo me lo spiega anche Andrea, dj ed organizzatore di eventi. I locali, ovvio, dovrebbero assumersi una funzione educativa ma se il pubblico non vuole essere educato allora diventa inutile qualsiasi tentativo.Sarebbe cosa buona e giusta creare una rete tra i locali, per sostenersi e far girare non solo i soldi (che comunque sono importanti) ma anche le realtà musicali indipendenti.

Certo, va bene ma in un Paese dove ognuno pensa a se stesso, la collaborazione diventa utopia. Finché non cambierà il pensiero, questa crisi non verrà abbattuta. Strano come, proprio in questi momenti, la solidarietà resti solo una parola forse perché pensare al proprio orticello conviene.

Chi se ne frega della musica, quindi? Può darsi. Ma le speranze non sono morte, sopravvivono da qualche parte, sotto le montagne di debiti e pessimismo.

Angela

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Alberto

"Se dai un pesce a un uomo, egli si ciberà una volta sola. Ma se tu gli insegni a pescare, egli si nutrirà per tutta la vita.”