Interviste

Intervista a Federico Pelle del Basement Recording Studio

Il cuore pulsante di uno studio di registrazione
E’ con grande piacere che vado a presentarvi questa intervista fatta ad una persona che ha messo anima e cuore in quello che crede facenso nascere uno studio di registrazione degno di nota.

Sto parlando di Federico Pelle che si racconta in questa intervista:

1) In quale modo ti sei avvicinato alla musica; come è nata la tua passione?

La Passione per la Musica me la porto dentro da quando sono nato. Fin da piccolo fui “educato”, per cosi dire, alla musica. Fu merito del mio nonno materno (Renzo), grazie al quale imbracciai il mandolino già all’età di 4 anni. Imparai la tecnica del trillo e divenne il primo strumento musicale che imparai a suonare.
Dopo poco tempo, all’età di 6 anni, mi innamorai del pianoforte, e i miei genitori mi comprarono una tastiera ad aria della Bontempi. Non era proprio come un pianoforte, quindi feci le mie rimostranze e dopo mesi di “muso duro”, arrivò il pianoforte! Cominciai ad andare a lezione, ma la cosa si rivelò essere piuttosto noiosa, tanto da farmi smettere. Ma non smisi di suonare, anzi!

Presi il mio autore preferito, Scott Joplin (esponente massimo del Rag Time americano, precursore di ciò che avrebbe portato al Jazz), e ne imparai a memoria i brani più noti: in versione non semplificata. Insomma, imparai a suonare il pianoforte con Joplin e mi cominciai a cimentare con la composizione, perchè già allora mi divertivo a scrivere piccoli brani in stile Rag.
Erano gli anni di “FAME- Saranno famosi” (quello vero…) e di Bruno Martelli (Lee Curreri), il mio mito dell’epoca. Il Commodore 64 fu il mio primo computer ad emettere suoni: compravo delle dispense della Jackson Libri che si chiamavano Musica&Computer e mi dilettavo a fare…non so bene cosa, ma producevo suoni sintetici e la cosa mi rendeva parecchio euforico! Direi che è tutto partito da questo. Un mandolino, un pianoforte ed un computer.

2)E’ stato facile seguire questa passione per te, o hai avuto difficoltà? Se si quali?

Mille difficoltà, di tutti i tipi. Per prima cosa lo scetticismo della famiglia. E’ difficile spiegare ad un genitore che si vuole vivere di Musica, anche perchè parliamo degli anni ’90, anni in cui “entrare nel giro” era impossibile, soprattutto se vivevi lontano dai centri importani come Milano, Roma o Bologna.

Erano gli anni del sogno di andare a Sanremo, ma mica potevo pensare di fondare la mia vita su questo! Camera mia ormai era diventato uno studio vero e proprio. Il mixer (Un Soundcraft Serie 200 della metà degli anni ’70) era grande quando il mio letto ma aveva 16 canali. Il computer era un Pentium 133 e la scheda audio una Event Gina a 20 bit. Arrangiavo i brani con la mia tastiera Korg T2 EX, registravo con Cakewalk Pro Audio (era la versione 4) ed avevo un AKG C3000 (che ho ancora!) per registrare la mia voce. Ovviamente tutto questo mi allontanava dagli studi di Giurisprudenza e la cosa non è che andasse benissimo a mio papà (che oggi è il padre più felcie del mondo per le mie scelte di vita). Ma tant’è!
A tre esami dalla laurea feci dietro front e tentai di inseguire il mio sogno. Passai da Diritto Penale a scaricare i camion dei service come facchino, in cambio della possibilitòà di farmi fare da fonico: loro avevano un facchino ed un fonico, ma pagavano una sola competenza. A me stava bene, in fondo dovevo farmi le ossa!

Un altro problema era un riflesso della mia scelta, ovvero il coro di voci che, neppure troppo a bassa voce o dietro le spalle, sentneziavano “ma cosa si crede di fare?”, “dove pensa di andare?” e cose simili. Voci che inevitabilmente facevano soffrire anche i miei genitori, ma che francamente sono riuscito a metter da parte, proseguendo per la mia strada.

3) quale è il tuo successo più grande? E quello che più ti ha fatto felice?

Credo condividere il Palcoscenico del Teatro Olimpico di Vicenza con mio fratello Marco (coreografo a New York), portando in scena il nostro primo spettacolo americano: Solitude. Fu un evento che finì addirittura su alcuni libri, soldout di due date in meno di due ore e un pubblico importante (il c.d. pubblico delle grandi occasioni) presente e pronto a scruotare ogni singolo movimento ed ogni singola nota! Ecco, su quel palcoscenico, durante quel lunghissimo applauso, finì quel primo periodo del “banco di prova” e cominciò una fase diversa, più consapevole.

E’ stato come se in un solo momento tutto trovasse collocazione e senso. Era il segnale che la strada percorsa era proprio quella da percorrere!

4) Hai collaborato con altri artisti di successo ? collaborazioni importanti ?

Gli Artisti importanti sono molti, però alcuni sono le colonne portanti del mio essere.
In primis mio fratello Marco, coreografo pluripremiato a New York. Mi spinge per primo ad entrare nel mondo della composizione più impegnata ed usa le mie musiche nel corso della sua carriera più e più volte A lui devo moltissimo e ciò che lega le nostre componenti artistiche è una magia che spesso risulta anche difficile da descrivere. Solitude era talmente dentro ciascuno di noi, che spesso lui non chiedeva le modifiche che desiderava, ma io gliele inviavo e le musiche, pause comprese, risultavano esattamente quelle di cui aveva bisogno! Il tutto in circa 30 minuti di Musica originale.

La seconda persona è di sicuro Patrizia Laquidara (che non ha bisogno di presentazioni), che è un’Artista immensa, per la quale provo una stima ed un affetto incondizionati. Ci conosciamo dal 2005, ma la prima collaborazione arriva quando decide di affidarsi al mio studio (The Basement) per il mix del suo disco “Il canto dell’Anguana”. Si tratta di un nuovo punto fermo della mia carriera. Durante i mesi di lavorazione dell’album succedono molte cose, tra le quali la registrazione della sua voce in un paio di pezzi. Per me è un onore immenso e qui posso svelare un piccolo aneddoto. Stavamo salendo le scale per andare in casa dei miei gentiori, quando Patrizia cantò una melodia. Si fermò e la ricantò. Io mi girai e le, guardandomi con quest’aurea tutta sua che ha, mi disse ” Ma sai che il riverbero di queste scale è bellssimo! Possiamo ricantare un paio di pezzi?”. Il mix era praticamente finito e andava consegnato, ma Patrizia è così: ha una visione precisissima di ciò che desidera e se anche ha una sola ora a disposizione vuole tentare comunque! Nel disco, quindi, ci sono due brani in cui il riverbero non è il solito Lexicon, ma è…il vano scale della casa dei miei genitori. Fu anche l’occasione per conoscere il fonico del progetto, Dario Caglioni (già fonico di Fabrizio De Andrè, Renato Zero, la Bertè, la Consoli etc). Diventiamo grandi amici oltre che “confidenti” per tutto quello che riguarda il mondo della registrazione: ore ed ora a parlare di macchinari, programmi, e piccoli o grandi segreti della nostra professione.

Una persona alla quale sono molto legato, è il m° Federico Zandonà, docente di composizione al “Dall’Abaco” di Verona. Tutto ciò che so di musica e composizione lo devo a lui. Abbiamo condiviso molti palcoscenici insieme, molte avventure musicali (compreso il mio disco “Small secrets under the Light” uscito pochi giorni fa, il primo dei tre che vorrei pubblicare quest’anno) e ne è nata un’amicia profonda che ancora oggi supporta ogni progettualità. A lui devo tantissimo! Se oggi sono insegnante in Conservatorio (ho la cattedra di Elettroacustica allo “Steffani” di Castelfranco) lo devo alla sua lungimiranza. Se non avessi incontratolui nel mio percorso professionale, forse oggi non avrei fatto molte cose che invece ho potuto fare.

5) Nel corso della tua carriera musicale hai capito cosa piace alla gente o capirlo è come la ricerca del sacro Graal?

Guarda, diciamo che la Musica che scrivo o gli arrangiamenti che faccio devono soprattutto piacere a me. Lo faccio con molta onestà: alcune cose mi riescono bene, altre mi riescono male. Ho il coraggio di dirmelo e di non usarle, ripartendo da zero. Ormai sono 15 anni che scrivo e compongo e mi sono reso conto che l’onestà nel trasmettere il proprio sentire, attraverso la musica, è un qualcosa che il pubbblico riconosce immediatamente.

Secondo me il fallimento nella scrittura è sempre dietro l’angolo quando si cerca di compiacere il gusto del pubblico: l’Artista vero (e non dico di esserlo, per carità!!!) è quello che va alla ricerca del suo percorso, del suo sentimento, della sua vibrazione. Chi ha la fortuna e il coraggio di trovarlo, avrà conquistato il proprio pubblico. Alla gente piace emozionarsi, assistere ad una performance e provare “qualcosa”. In fondo penso sia come un dialogo: devi saper essere convincente. Ma per convincere devi essere te steso, perchè la menzogna non arriva o, se arriva, ha le gambe corte. Chi fa musica deve farlo, a mio avviso, per sè e non per cercare il compiacimento di un battimani.

6) Cosa pensi del panorama musicale di oggi?

Nota dolente. Mi chiedo se esista ancora un panorama musicale italiano…Mi sembra che sia tutto così frammentato e sregolato che mi riesce difficile pensare ad un “mercato”, inteso come insieme ed incontro di domanda ed offerta (con relativa valenza economica).
Mi sembra che imperi il mainstream americano ed inglese, nel quale noi possiamo inserire solo i nomi più blasonati della tradizione melodica italiana (penso ad artisti da esportazione come Pausini e Bocelli, tra gli altri); un mercato nazionale di fascia alta pop (Lorenzo, Cremonini, Zucchero, Ferro etc.) e rock (Vasco e Ligabue in primis); tutto il resto che è il mercato indipendente, nel quale si trovano proposte interessanti nei più svariati generi musicali.

E poi c’è la TV e tutto quello che viene dai talent. E’ piuttosto nota la mia osizione intransigente sui talent: non faccio parte della schiera che è a favore, diciamo. Per svariate ragioni. Prima fra tutte è che ti fanno sentire arrivato, quando dovrebbe trattarsi solo di un punto di partenza. Poi perchè ha cannibalizzato qualsiasi altro modo di far promozione, e la cosa ha inficiato tutto il mercato: se non c’è la TV di mezzo è molto difficile che qualche major punti su di te e la cosa non è giusta, a mio avviso. I Talent dovrebbero essere UNO DEGLI SBOCCHI, mentre è diventato l’unico modo per far promozione. Le radio non sono più libere da molto tempo, ormai, quindi oggi all’Artista rimane solo l’autoproduzione, il percorso dei concerti e la visibilità su Social e portali video come YouTube o Vimeo. Non esprimo un giudizio di merito, non mi importa chiedermi se è giusto o sbagliato. Bisogna considerare come si muove il mercato per muoversi nel mercato. Quindi la consapevolezza di cosa c’è ancora e cosa non c’è più è importantissima per realizzare un prodotto giusto e, perchè no, vincente.

Oggi la band di successo è quella che riesce a vivere di musica, concerti, partecipazioni a festival. Il “colpo gobbo” della notorietà è forse una chimera, oggi com oggi.

7) Fare il musicista per te cosa significa?

Lavorare nella Musica significa sentirmi un privilegiato! So quanti lo vorrebebro fare e vedo quante persone mi seguono, ringraziandomi per ciò che scrivo sul mio profilo FB. Sento che questa voglia non cambia al cambiare degli anni: alle persone la Musica piace sempre moltissimo, piace ascoltarla e piace farla. Nel mio piccolo rappresento il paradigma di come un sacrificio enorme porti alla realizzazione personale, e in effetti questo sa di “sogno che si realizza”. E come tale piace moltissimo a chi coltiva lo stesso sogno, perchè vede in te la possibilità concreta che le cose possano andare bene anche per ui.

Certo, in questi anni mi sono reso conto che non tutti si rendono conto del tipo di sacrificio che serve per realizzare un sogno in Musica. Ma credere in un sogno è una molla incredibile per andare avanti e per dare sempre il meglio. Per me è così da tutta la mia vita.

La Musica era il mio sogno e lo è ancora.

LE FOTO CHE SEGUONO SI RIFERISCONO AL VECCHIO BASEMENT STUDIO. A PRESTISSIMO LE FOTO DEL NUOVO ED INCREDIBILE STUDIO !

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(qui con l’amico Alberto Roveroni, general manager dello studio Q di Milano )

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(La console al Basement Studio )

Regia SSL

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Alberto

"Se dai un pesce a un uomo, egli si ciberà una volta sola. Ma se tu gli insegni a pescare, egli si nutrirà per tutta la vita.”