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Pink Floyd: da Barrett a Waters, la band che scrisse la storia della musica

Pink Floyd: Il maiale vola ancora

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E’ da poco uscita una collezione in edizione limitata per tutti gli appassionati della mitica band di “The Wall”: un modo per ricordare uno dei gruppi che hanno senz’altro cambiato la storia della musica nella loro epoca e un modo anche per i Pink Floyd di ricordare tutti gli anni trascorsi alla Emi. La collezione si chiama “Why Pink Floyd?” e contiene in diverse edizioni a vostra scelta l’intera discografia rimasterizzata, con aggiunta a secondo delle edizioni di materiali, documenti e libretti speciali. Da band che partì da esordi psichedelici fino agli album concept dedicati all’alienazione umana, i Pink Floyd hanno lasciato un segno indelebile.

Per l’occasione la band ha ben pensato di promuovere questa eccezionale collezione: è tornato in volo su Londra il maialino che pubblicizzò ed era raffigurato sulla copertina del cd “Animal”: l’animale è rimasto per lungo tempo sulle torri della Battersea Power Station di Londra, proprio come allora.

La band britannica negli anni della carriera ha permesso ai tre rappresentanti storici Barrett, Waters e Gilmour di esprimere il proprio background artistico e la loro concezione di musica nei periodi in cui ciascuno ha guidato il lavoro della band: un dato che che caratterizzato la musica dei Pink Floyd come una continua ricerca e sperimentalizzazione. La loro attività comincia nel 1965.

Le prime influenze dei Pink Floyd sono quelle della musica underground della musica londinese degli anni sessanta, dopo alcuni componenti che si erano uniti e poi allontanati la strada verso il successo viene percorsa da Barret, voce e chitarra, Waters al basso, Wright alle tastiere e Manson alle percussioni.

La prima fase dei Pink Floyd è quella psichedelica:uno space rock di influenze underground e talvolta folk, che trovava espressione in testi molto poetici e anche attraverso i primi light show, effetti fantascientifici, proiezioni di immagini e diapositive. L’impianto di luci potente e caratteristico fu uno dei primi punti forti della band, che divenne famosa anche per l’allestimento dei propri concerti. Era l’era di Barrett, che si occupava della composizione dei testi che portò alla luce un album storico come “The Piper at The Gates of Dawn”, elogiato dai critici e ritenuto un primo esempio di musica psichedelica britannica. Barrett però cominciò ad allontanarsi dalla band quando cominciava a mostrare segni degli effetti dell’ Lsd sulla sua salute: la band non poteva più continuare a fare affidamento su di lui, che spesso dimenticava di portare la chitarra ai concerti oppure guardava nel vuoto. Fu in questo periodo che entrò nella formazione David Gilmoure, che inizialmente fu la spalla di Barrett prima che questo decidesse di ritirarsi a vita lontano dalle scene.

“A Saucerful of Secrets” e “Music from The film More”, sono due album che mostrano ancora uno stampo psichedelico: il secondo in particolare talvolta presenta suoni acustici e caratteristici della chitarra di Gilmoure, si trattò di un album che pur posizionandosi nelle classifiche di vendita non fece sorridere nè fans nè critici. Non diversa accoglienza riceverà “Ummagumma” che segnerà la fine degli esperimenti prettamente psichedelici della band.

“Atom Heart Mother” sarà infatti il nuovo capitolo musicale della band: i Pink Floyd suonano con alle spalle una grande orchestra per abbracciare i suoni del rock progressivo. E’ da questo momento che nascono le copertine e i testi storici: l’album raffigurava infatti una mucca che pascola in un prato, mentre il titolo dell’album nasceva da un fatto di cronaca di una donna  che aveva partorito con un pacemaker. Seguì l’album “Meddle” del 1971, all’interno del quale era contenuto il “sonic poem” di 23 minuti, una vera e propria suite che venne definita come un capolavoro.

L’anno successivo la band decise di girare un film-concerto nell’anfiteatro di Pompei, luogo adatto per lo spazio vuoto e per sperimentare un ampio numero di effetti sonori e visivi: il dvd uscitoanche in versione director’s cut si chiama “Pink Floyd:Live at Pompei”.

Storico per la copertina e per essere diventato il terzo album più venduto di tutti i tempi, “The Dark Side of The Moon” con in copertina il prisma filosofico dei Pink Ployd. I testi furono scritti interamente da Waters, si trattava di un concept album fortemente concentrato su riflessioni filosofiche sulla condizione umana ma anche su un tipo di musica concettuale che racconta le più svariati fasi della vita umana, un vero e proprio ciclo di vita e di morte. Un album quasi profetico, che vendette 45 milioni di copie in tutto il mondo. Tecniche avanzate di registrazioni, tematiche universali filosoficamente trattate e una musica misticamente elettronica ne fanno un album capolavoro, se non il migliore della band londinese.

Per evitare confronti con il lavoro precedente, i Pink Floyd scelgono o meglio continuano la loro strada sperimentale: si tratta di “Wish you were here”, da cui viene estratta anche l’omonima canzone capolavoro di musica e parole. E’ un album di tributo al vecchio leader Barrett infatti in diverse canzoni si parla del suo rapporto con il mondo esterno, della droga e dello spettacolo che lo portarono allo squilibrio mentale.

A farsi sentire nella fase prima degli anni 70′ è l’influenza di Waters: è grazie al suo genio artistico che nascerà “The Wall” e le tematiche contemporanee dell’alienazione, della critica alla politica, dell’individualismo che massicciamente caratterizzeranno la fase finale dei Pink Floyd. Il primo di questa era Waters è “Animal” un album che raccoglie testi duri nei confronti della politica e che divide l’umanità in cani, maiali e pecore: è un album a livello di lirica davvero molto crudo e duro.

Ma il 1979 è l’anno della grande opera rock: si tratta di “The Wall” da cui non solo ne nacque un cd campione di vendite oltre che entrato nella storia ma ne fu tratto anche un film diretto da Waters. The Wall è un’opera straordinaria non solo per la forma musicale dalle sonorità potenti ma anche per i temi che Waters solleva: c’è un muro tra le persone, che genera incomunicazione e quel muro è la società moderna. Ciò che però ne verrà fuori è un messaggio positivo e di speranza che porterà ad abbattere il muro. Tematiche simili e quella della guerra saranno protagoniste anche nell’ultimo lavoro dell’era Waters, “The Final cut”: è l’ultima scena prima che l’artista si allontana dalla band, definendola “uno spreco di energie” dopo anche gli scontri con il tastierista caduto nel tunnel della droga.

Con l’era Gilmoure si conclude la carriera delle grandi produzioni: escono nel 1987 “A momentary laps of Reason” vede un grande lavoro di Gilmoure ai testi e alle musiche, caratterizzate da tastiere e feedback di chitarra intensi, e nel 1994 “The Division Bell”, incentrato ancora una volta sull’incomunicabilità vendette 12 milioni di copie, apprezzato da critica e fans.

Negli anni successivi non mancheranno concerti sempre in stile floydiano e numerose raccolte di The Best, che mai basteranno a descrivere la grandezza di una di quelle band mitologiche, che oggi non nasceranno più.

The Wall Live:




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