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La musica commerciale non esiste !





Prima di gridare “Ma che sei pazzo ?? “, vi spiego il mio perchè:

Nel corso dei secoli la musica da puro mezzo di piacere e divertimento, si è trasformata in una forma di business, una fonte di lavoro e guadagno per centinaia di persone; tutta la gente che ruota intorno agli artisti, agli spettacoli e alla produzione di supporti per l’ascolto della musica, trae beneficio economico dalla musica. Quindi possiamo dire che:

“oggi la musica è sempre una forma d’arte, ma non più libera espressione fine a se stessa o racconto musicale dei sentimenti e delle emozioni umane, bensì un grande mercato.”



Questo non sempre è gradito al pubblico, spesso si sentono critiche nei confronti della cosiddetta “musica commerciale”; la musica non dovrebbe essere un  business? Impossibile che non lo sia, dietro ogni artista e ogni band c’è un gran giro di lavoro, di contatti e di commercio, che bene o male danno da vivere a molte persone.

Chi ama la musica, suo malgrado deve adattarsi a queste leggi, a meno che non abbia un patrimonio personale da investire in un progetto musicale, ma in questo caso tutto cambia aspetto e diventa estremamente semplice. A mio parere in ogni caso la musica prodotta e diffusa anche a scopo “lavorativo” non necessariamente di scarsa qualità; anche i musicisti di talento devono vivere e se una bella musica frutta anche qualche soldo, non è di certo sconveniente. Inoltre quale è davvero la differenza tra musica commerciale e musica non commerciale? Dove  si pone la linea di demarcazione di questi due mondi? Io credo  che non esista affatto, una bella musica, una buona canzone diventa commerciale nel momento preciso che il pubblico ne decreta il successo, se piace… vende; punto. Ovviamente avendo successo incrementa le vendite di se stessa, ma alla partenza era solo una musica, scritta da qualcuno e cantata da qualcun altro, è il pubblico che ha il potere finale di mandare alle stelle un brano o di lasciarlo rimanere nell’ombra.

La musica è arte, un’arte registrata, catturata, incanalata in una raccolta di suoni e immagini, un bene di valore tangibile da acquistare; in base a una valutazione che parte dal gusto personale, una merce di valore assunto; in poche parole creatività e business vanno a braccetto. Quindi, se avete intenzione di fare della musica, la vostra professione, cioè vendere arte, esperienze, o connessioni emotive, in modo di poter mettere ogni giorno il cibo sul tavolo, non pensate di essere “commerciali” ma credete in quello che fate, fatelo bene, fatelo con il cuore, e soprattutto con semplicità; se poi sarete cosi bravi da viverci ben venga!

L’importante è restare sè stessi, credere in quello che si fa, essere umili, e  impegnare ogni briciolo di talento per produrre testi unici e melodie vincenti;

“la musica commerciale non esiste; esiste invece la buona musica che tutti vogliono avere, e se per fare questo la gente paga, compera… significa soltanto che avete fatto un buon lavoro…godetevelo!”





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Alberto

"Se dai un pesce a un uomo, egli si ciberà una volta sola. Ma se tu gli insegni a pescare, egli si nutrirà per tutta la vita.”