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7 cose che fanno arrabbiare i giornalisti musicali

Il rapporto tra artisti e giornalisti è da sempre stato complicato: il segreto è sapersi comprendere e venire incontro. I giornalisti non sono persone sempre arrabbiate, basta saperli prendere. Ecco allora 8 peccati che non dovrete, come artisti, mai commettere nei confronti dei giornalisti.


1. Boicottare un’intervista


Qualcuno potrebbe pensare che rimandare o annullare un’intervista sia come semplicemente non presentarsi ad un colloquio. Alla fine sono giusto 20 minuti. Assolutamente no, spesso ci si dimentica che dietro quei 20 minuti c’è un lavoro accurato e minuzioso, da parte di un professionista che prima di intervistare ha fatto ricerca e studiato il suo intervistato di turno. Il giornalista è così organizzato che annullare un’intervista vuol dire mandargli all’aria un’intera giornata di lavoro: troppo tardi per poter riempire quel tempo con qualcun altro, e soprattutto niente paga.


2. Non condividere un contenuto dopo che è stato pubblicato


Alcuni musicisti rilasciano interviste, ne vengono poi informati della pubblicazione, e cosa fanno? Non condividono. Per quale motivo bisognerebbe dedicare del tempo ad uno sforzo che porta visibilità non solo al giornalista, ma anche al musicista, e non condividerlo?


3. Utilizzare l’ “inoltro a tutti” per rispondere alle mail


Inoltrare una mail a tutti, vuol dire che tutti quelli che non l’avranno ignorata e vi risponderanno, creeranno una catena di mail senza fine. E’ un vero dramma per un giornalista. Meglio mandare mail singole, che non disturbino così le caselle di posta altrui.


4. Inviare un link di iTunes insieme alla richiesta di una recensione


Sono molti gli artisti che richiedendo una recensione, allegano il link alla loro musica su iTunes per comprarla. Se un giornalista invita a mandare semplicemente un link per il download, alcuni musicisti pensano che l’album andrebbe venduto al giornalista e non “scaricato”. Per un’artista diventa una questione di sostegno, per un giornalista diventa una questione professionale. Se un’artista desidera una recensione è a chiedere quella che si deve limitare, non che sia una scusa per incrementare le vendite dell’album.


5. Scoprire di non essere stati inseriti in un evento


Fortunatamente sono casi rari ma a volte succedono. Fingere di aver inserito il nome di un giornalista nella lista di un evento e poi fargli scoprire che non è così è davvero un dramma per il giornalista: aver fatto tanta strada, dedicato forze e lavoro ad un miraggio è quanto di peggio possa capitare.


6. Condividere la propria musica sulle bacheche


I social network possono essere una grande risorsa commerciale e di visibilità, se usati nella maniera corretta. Condividere sulle bacheche dei giornalisti il link del proprio video senza che prima ci sia stato qualche contatto, è un’idea che non funziona . L’idea migliore invece è quella di usare i social nella loro funzione più elementare: conoscere, essere socievoli, intavolare confronti, e al momento giusto saper dire, “ecco il mio video!”.


7. Taggare 80 milioni di persone in un post


Come nel caso precedente, per un giornalista vedersi taggato in un video a cui risponderanno le altre centinaia di persone taggate equivale a un suicidio, perché quando si è taggati da persone che non si conosce e che vogliono farsi conoscere nel peggiore dei modi, quel video un giornalista non lo guarderà neppure.

Se stai compiendo una di queste sette azioni, è il caso di fermarti! Probabilmente hai ben capito che fare queste azioni non aiuterà la tua carriera a spiccare il volo, quindi piuttosto che farti del male, meglio fermarsi ora e ricominciare da domani. Con più attenzione.